Sabato della seconda settimana di Avvento

Elia è già venuto, e non l'hanno riconosciuto.

Dal Vangelo secondo Matteo (17,10-13)

Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Parola del Signore.

Noi e la Parola

Oggi il Vangelo ci invita a fare nostro l'atteggiamento dei discepoli, cioè quello di voler "comprendere" ancora meglio ciò che il nostro cuore afferra. A volte, rischiamo di rimanere bloccati in ciò che già comprendiamo.

Per noi, discepoli di quest'oggi, parlare di Giovanni Battista implica portare il pensiero al bisogno di conversione, di cambiamento (vedi domenica scorsa)… ma che conversione? dobbiamo migliorare il nostro agire? Si, ma non solo, l'invito che ci viene rivolto è quello di cambiare il nostro modo di immaginare Dio e di scoprire e riconoscere la sua azione nella storia.

Non dimentichiamo mai che seguiamo non un Dio che viene con "potenza terribile" ma un Dio che per amore si fa debole fino alla croce.

Ogni volta di più ci avviciniamo al Natale, lasciamoci sorprendere dall'amore di Dio e facciamo nostro l'invito del Papa a scoprire la Tenerezza di Dio.

Buon cammino!

Il Maligno ci fa guardare con giudizio negativo la nostra fragilità, lo Spirito invece la porta alla luce con tenerezza. È la tenerezza la maniera migliore per toccare ciò che è fragile in noi. Il dito puntato e il giudizio che usiamo nei confronti degli altri molto spesso sono segno dell’incapacità di accogliere dentro di noi la nostra stessa debolezza, la nostra stessa fragilità. Solo la tenerezza ci salverà dall’opera dell’Accusatore (cfr Ap 12,10). Per questo è importante incontrare la Misericordia di Dio, specie nel Sacramento della Riconciliazione, facendo un’esperienza di verità e tenerezza. Paradossalmente anche il Maligno può dirci la verità, ma, se lo fa, è per condannarci. Noi sappiamo però che la Verità che viene da Dio non ci condanna, ma ci accoglie, ci abbraccia, ci sostiene, ci perdona. La Verità si presenta a noi sempre come il Padre misericordioso della parabola (cfr Lc 15,11-32): ci viene incontro, ci ridona la dignità, ci rimette in piedi, fa festa per noi, con la motivazione che «questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (v. 24).

(Papa Francesco, LETTERA APOSTOLICA PATRIS CORDE, 2020)

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